La vita: un modo di essere

La vita: un modo di essere

“Durante una vacanza sul Pacifico, me ne stavo su alcune sporgenze rocciose a guardare le onde infrangersi sugli scogli, notai con sorpresa, su una roccia, qualcosa come dei piccoli fusti di palma, non più alti di 70-80 cm, che ricevevano l’urto del mare. Attraverso il binocolo vidi che si trattava di un certo tipo di alghe costituito da un fusto snello e un ciuffo di foglie posto in cima. Osservandole nell’intervallo fra un’onda e l’altra sembrava evidente che il fusto fragile, eretto, dalla chioma pesante, sarebbe stato completamente schiacciato e spezzato dall’onda successiva. Ma quando l’onda gli si abbatteva sopra, il fusto si piegava paurosamente e le foglie venivano sbattute fino a formare una linea diretta dallo scorrere dell’acqua. Tuttavia, non appena l’onda era passata, ecco di nuovo la pianta diritta, resistente, flessibile. Sembrava incredibile che un’ora dopo l’altra, giorno dopo notte, per settimane e forse per anni, potesse resistere a questo urto incessante, e per tutto il tempo potesse nutrirsi, affondare le proprie radici e riprodursi. In breve, potesse mantenere e migliorare se stessa attraverso un processo che, nel nostro linguaggio, chiamiamo crescita. Con la tenacia e la persistenza della vita, la capacità di resistere in un ambiente incredibilmente ostile, riuscendo non soltanto a sopravvivere, ma ad adattarsi, a svilupparsi, a essere se stessa”.

Questo breve appunto biografico di Carl Rogers pone in risalto come, in tutti i regni della natura, la vita sia un processo attivo, non passivo. Portando a considerare che, prescindendo dalla provenienza dello stimolo, dal fatto che l’ambiente possa essere favorevole o sfavorevole, l’organismo tende ad assumere forme adatte a mantenere, migliorare e riprodurre se stesso. Sicuramente questa è una descrizione molto generica del fenomeno, ma rappresenta in modo adeguato (almeno nell’economia di questo scritto) la natura propria del processo, in continuo divenire, chiamato “vita”: quella tendenza intrinseca negli organismi viventi che è presente in ogni momento della loro esistenza. Poiché è solamente l’evidenza o l’assenza di questo processo che può darci la possibilità di dire se un dato organismo è vivo o morto.

Viene spontaneo pensare al racconto quando capita di incontrare clienti che vivono la loro situazione definendola molto complicata e difficile. Vogliono cambiare e non sanno come fare, si sentono schiacciati dai loro fardelli personali. A un esame superficiale le loro storie possono sembrare problematiche, disturbate, sorprendenti. Le condizioni in cui queste persone sono cresciute, hanno vissuto la loro esistenza, di solito non sono state molto facili e sicure … Eppure, ogni volta che si presenta l’occasione, si può contare sulla tendenza proattiva che alberga in loro. La chiave per capire il loro modo d’essere è che esse stanno lottando, persone e/o organizzazioni di persone, con le uniche modalità che sentono di avere a disposizione, per muoversi verso la crescita, verso il divenire: per uscir fuori da quella condizione di sofferenza. A chi in quel momento osserva la scena dall’esterno e non sta vivendo quei problemi, i tentativi possono sembrare inammissibili e inspiegabili ma essi sono i coraggiosi, autentici, tentativi della vita di diventare se stessa. E’ un modo di essere, una forte tendenza che cerca di affermare un processo di crescita costruttivo.

A partire da queste considerazioni, si può azzardare un’affermazione lapalissiana dicendo che, quando le circostanze sono favorevoli, l’organismo cerca di svilupparsi al massimo, per raggiungere un grado di armonia e di integrazione superiori. Tenendo presente che per l’organismo vivente esiste una condizione di sviluppo costantemente attivo in virtù di un processo intrinseco naturale poiché non esiste in natura alcun processo vitale che giunge definitivamente a completezza e stabilità. Tutto ciò può aiutarci ad individuare sia gli elementi che favoriscono la crescita e sia le modalità attraverso le quali tale crescita può essere facilitata o incoraggiata.

Le caratteristiche generali degli esseri viventi assumono nell’uomo forme molto più complesse e singolari. Negli esseri umani le forze “naturali” appartenenti alla sfera vegetativa e quelle legate alla “istintualità” sono certamente meno attive ed evidenti, essendosi metamorfosate in capacità superiori tipiche dell’umanità. Questo ha portato la persona a crescere individualmente, ad interiorizzarsi sempre di più, ad evidenziare la unicità e la irripetibilità del prorio Io, in un processo continuo di crescita spirituale. Sottolineando così la diversità e la differenza esistente tra ciascun essere umano.

Per essere “Io” occorre però essere almeno in due. Non è possibile crescere se si è da soli, l’Io si trova in divenire soltanto in rapporto a un Tu; solo nel momento in cui si confronta con l’altro. François de Singly ha sviluppato il tema della costruzione/ricomposizione dell’identità adulta all’interno delle relazioni ed ha evidenziato una struttura a quattro termini: un sé visto da se stessi e un sé visto dagli altri, sdoppiati a loro volta in un sé intimo, privato, e un sé “sociale”, ciò che consente uno stato definito di persona. Tenuto conto che la questione dell’identità alla base della definizione di sé non è mai compiuta, una volta per tutte, ma richiede costanti aggiornamenti o riaggiustamenti,  ne deduciamo che la costruzione dell’identità diventa un progressivo svelamento e/o rafforzamento – da parte di altre persone significative – di sfaccettature nascoste di noi stessi.

Ecco allora che, per lo sviluppo spirituale-identitario dell’essere umano, “l’ambiente” che può facilitare o ritardare la sua crescita, diventa maggiormente complesso e complicato dalla presenza e dalla necessità dei rapporti interpersonali che sono alla base della sua esistenza.

Potremmo orientare queste brevi riflessioni anche nel contesto del “lavoro” e delle “organizzazioni”, avremmo così modo di renderci conto di come può essere importante la relazione tra le persone e come essa può influire sulla crescita e lo sviluppo del “clima” aziendale e della cultura organizzativa. Le relazioni all’interno dell’organizzazione del lavoro possono facilitare o ritardare la crescita e lo sviluppo delle persone e dell’organismo sociale che esse costituiscono.

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