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Chi non ha tempo prenda tempo

Dal 1967, un secondo è rappresentato dalla durata di “9.192.631.770 periodi della radiazione corrispondente alla transizione tra due livelli dello stato fondamentale dell’atomo di Cesio 133° (sic!). L’ora è rimasta di 3.600 secondi.
24 ore per un giorno, non una di meno o di più; nell’arco della settimana diventano 168, pari a minuti 10.080 e complessivi 604.800 secondi. Una “cifra” direbbero a Roma.
Il tempo è un patrimonio importante della nostra umanità, un capitale democraticamente ripartito per ciascuno di noi e uguale per tutti.
Qualcuno asserisce che è più ragionevole affidare ad altri il proprio portafogli piuttosto che l’agenda, forse pensando al valore del tempo e alla sua importanza vitale.
Spesso però, per aver padronanza sul proprio tempo, è sufficiente la piccola parola NO. Uno strumento semplice e utile.
Gestire il tempo vuol dire amministrare la disponibilità di se stessi. Chiedersi “per chi” e per “che cosa” sono disponibile, riguarda decidere e fare delle scelte chiave.
Ciò significa, ad esempio, che se “il lavoro viene prima di tutto”, la famiglia e/o le mie relazioni extra lavoro soffrono e così la mia interiorità o la mia stabilità esistenziale o il mio equilibrio psicofisico.

Vittorio Tripeni (2002) ” Chi non ha tempo, prenda tempo “, in “Oltre il Giardino”. eBook 2018

Fiducia e condivisione

Per creare un ambiente di lavoro sano e produttivo ci sono condizioni essenziali dalle quali non si può prescindere. In primo luogo realizzare una gestione organizzativa e un contesto di lavoro fondati sui valori e sulla fiducia.
La fiducia si comunica favorendo un vasto grado di autonomia decisionale, riducendo allo stesso tempo i controlli rigidi e creando opportunità per attribuire deleghe più ampie.
Attraverso l’ascolto attivo dei collaboratori si può manifestare il necessario rispetto verso le persone e attivare un libero scambio di opinioni sul “perché” e il “come” fare le cose; rimanendo consapevoli del proprio comportamento e allo stesso tempo incoraggiando la individualizzazione dei valori dell’organizzazione da parte degli altri. Tutto questo è possibile solo se siamo capaci di comunicare “in prima persona”.
Lo stimolo a crescere si trasmette attraverso politiche flessibili, accordando un margine di manovra discrezionale e facendo ben comprendere che l’organizzazione è capace di sostenere i dipendenti che fanno il loro lavoro.
È importante condividere l’informazione sulle finalità dell’organizzazione e le mutevoli priorità di essa; è altresì importante manifestare fiducia nella professionalità dei collaboratori e rispetto della loro onestà e competenza.
Il fatto di condividere il potere nell’organizzazione, favorisce lo spirito di appartenenza, una migliore gestione delle aspettative e allo stesso tempo una più evidente efficacia organizzativa.
In definitiva, condividere il potere vuol dire aprire un dialogo con i collaboratori prima di mettere in atto nuove iniziative e orientamenti strategici; ed anche esplicitare le finalità e le decisioni; cioè essere “trasparenti”.
È inoltre necessario aumentare le occasioni di comunicazione uno a uno e prendere del tempo per conoscere meglio il personale e i colleghi.
La collegialità delle decisioni comporta il vantaggio di un approccio centrato sull’equipe. Ne risulta un coinvolgimento più attivo dei singoli componenti e una organizzazione che lavora in modo più orizzontale. La competizione interna potrebbe addirittura risultare benefica e un processo di pianificazione aperto e sarebbe la migliore garanzia di un contesto di lavoro collegialmente sano. I componenti dell’equipe devono essere in grado di discutere le modalità tradizionali (le abitudini) di fare le cose. Devono poter comprendere ciò che può essere considerato un rischio accettabile e essere incoraggiati ad utilizzare la flessibilità che appartiene al loro potere personale.
Al di là del bisogno di consultarsi regolarmente e di comunicare con il personale ad ogni livello, sarebbe necessario dare importanza all’avere in comune una medesima comprensione dell’attuale orientamento dell’organizzazione del lavoro (e, possibilmente, delle motivazioni) nonché avere una visione comune sul piano strategico per arrivarci.

 

 

Vittorio Tripeni (2004) ” Fiducia e condivisione “, in “Oltre il Giardino”. eBook 2018

Corso Garibaldi, ore 9,25

L’evento – fuori dell’ordinario – è di questi giorni.

A Milano, città indaffarata per eccellenza, le persone meno distratte hanno potuto notare una coppia, avanti negli anni, sulla settantina, lui diritto nella sua piccola statura e fermo sulle sue gambe, a tenere il braccio di lei che procede a piccoli passi con il busto in avanti.

La signora si ferma, il marito l’asseconda, lei si china a raccogliere un arnese – una sega per il ferro – caduto dalle mani di un artigiano che, attraversando il marciapiedi, sta recandosi verso il suo furgone per depositarvi le cose già utilizzate per il lavoro fatto in precedenza. Non sono state sufficienti le esortazioni di quell’uomo a distogliere l’iniziativa della signora, che in quel momento non si è sentita indifferente – e tanto meno imbarazzata – verso l’impaccio e le difficoltà dell’altro. Archeologia.

La scena, messa a confronto con quella dell’indifferenza quotidiana compresa la distratta pietà di noi sempre impegnati, incoraggia a riflettere.
Siamo troppo indaffarati per occuparci degli altri, anche del nostro vicino.

Anche quando ci troviamo nella stessa stanza.

 

Vittorio Tripeni (2002) ” Corso Garibaldi, ore 9,25 “, in “Oltre il Giardino”. eBook 2018

lo specchio dell’anima

Chi ama percorrere i sentieri di montagna riconosce la bellezza di quei minuscoli orti, veramente un fazzoletto di terra, che appaiono con tutto il loro splendore e vigore in mezzo ai prati prospicienti le malghe e le baite delle nostre Alpi.

Belli e ordinati, la maggior parte di essi, ricchi di colori e profumi, sanno mostrarci l’attenzione e la passione delle persone che prestano loro amorevolissime cure, ricevendone in cambio ortaggi e fiori bellissimi. Altri stridono per la loro trascuratezza e ciascuno di noi comprende che in quel caso chi “zappa l’orto” non lo fa con amore; ragion per cui è costretto a raccogliere frutti di tutt’altro aspetto e senza la soddisfazione degli occhi e del cuore.

Anche un pezzo di terra sa rispecchiare l’anima di chi lo possiede e lo coltiva. Anche un vaso di fiori.

Capita, a volte, di percorrere gli spazi interni di un’azienda e intuire lo stato dell’anima che vi aleggia. A volte un vaso di fiori, le foglie ingiallite, la terra secca, può “comunicare” molto di più di ciò che viene scritto o detto.

Vittorio Tripeni (2002) ” lo specchio dell’anima “, in “Oltre il Giardino”. eBook 2018

Vivere insieme

Un tempo non molto lontano, un uomo di nome Martin Luther King, ci ammoniva dicendoci che “Restituire colpo su colpo, vuol dire propagare la violenza; rendere ancora più oscura una notte senza stelle”.
Allora egli ha tentato di farci comprendere che le tenebre non possono scomparire da sole; è la luce che le manda via e, allo stesso modo, l’odio non sopprime l’odio. Solo l’amore vi riuscirà. Sta in questo la bellezza della non violenza, perché essendo libera da costrizioni, essa può stroncare la reazione a catena del male.
 
L’umanità occidentale ha continuato ad affrontare con molta capacità le sfide dei cambiamenti che gli si sono presentati nel corso del tempo. Attenuando tuttavia i legami sociali.
Oggi si avverte il bisogno di rivitalizzare la nostra capacità di vivere insieme, di ristabilire legami partendo dalla libera iniziativa di ciascuno.
Allo stesso tempo, riconoscere alle persone il potere individuale e l’autenticità del loro essere (umani) nel flusso delle innovazioni.
 
Impariamo ogni giorno a ridefinirci nel cambiamento. Attraverso l’articolazione economica delle azioni, dell’utilità di essere responsabili, dell’uguaglianza di fronte alle regole, della sacralità della scienza e dell’etica, della ragione e della libertà, rispettando però i principi elementari della dignità e dell’essere spirituale che distingue ciascuno di noi.
In risonanza diretta con la bontà, che è all’origine del mondo ed eco vivente del Cristo fattosi umano.
 
Se vogliamo impegnarci (crescendo noi stessi) per uno sviluppo sostenibile della società, avremo bisogno di tener conto di questi riferimenti.
Anche quando vogliamo intervenire nelle organizzazioni del lavoro.
 
Vittorio Tripeni (2002) ” Vivere insieme “, in “Oltre il Giardino”. eBook 2018