Sviluppare capacità collaborative non è facile e tantomeno alla portata di ognuno. I manager tuttavia e “in ogni caso” sono chiamati ad essere all’altezza del compito perché tale performance è uno dei punti cardine delle loro capacità. È ovvio pertanto che dalla qualità del management dipenderà in gran parte il successo o l’insuccesso dell’organizzazione. Ma come può un manager garantirsi il successo?

L’argomento è stato affrontato da ogni angolatura, con diversi approcci e altrettanti risultati, a volte viene detto con una certa enfasi che “il management è una disciplina e un’arte ove regna molta anarchia, tanto nella teoria che nella pratica”. La situazione è soprattutto intricata dal fatto che le persone sono, per loro natura, complicate anche se di solito si bada a selezionarle, formarle, incentivarle, ecc. Questo vale naturalmente sia per i “capi” che per i collaboratori e varrebbe la pena intanto evitare inutili tecnicismi per recuperare il buon senso e il gusto delle parole semplici; dare un volto preciso e un significato a termini quali management, manager, risorse umane, ecc.

L’impressione, molto spesso, è che queste parole siano del tutto vacue, (nel senso che ormai vivono soltanto) come contenitori di significati diversissimi tra loro e variabili in dipendenza delle situazioni aziendali; con il rischio che passino dal piano degli “ideali” a quello della “ideologia”.

Si pensi alla somma disparata dei concetti chiave del management come: gestione del cambiamento, management delle competenze, valutazione della performance, remunerazione per obiettivi, knowledge management, empowerment, e-learning, management proattivo e quant’altro. Per non parlare delle risorse umane: gestione giuridico amministrativa del personale, valutazione, reclutamento, mobilità, formazione, comunicazione interna, motivazione, leadership, ecc. ecc.

È facile perdersi. Se proviamo a metterci nei panni di chi è chiamato a navigare in queste acque, è facile vivere insieme ad essi un senso di smarrimento.

Ho ritrovato su alcune vecchie agende delle annotazioni che trovo ancora interessanti; brevi riflessioni, che credo non banali rispetto al tempo in cui le ho scritte.
Ne ho scelto cinquantadue, risalenti al 2002, 2003 e 2004, con l’intenzione di proporre un motivo di ispirazione settimanale per il corso dell’anno.
Questa è la n. 41: Sviluppare capacità collaborative (2003)