Secondo uno studio fondato sulla osservazione scientifica del fenomeno, pubblicato sul Journal of Epidemiology and Community Health, risulta che il periodo successivo al referendum sull’uscita dall’Unione europea avrebbe portato a un aumento della prescrizione di farmaci antidepressivi in Inghilterra.

Tale comportamento “ potrebbe essere spinto da un aumento dell’incertezza vissuta da alcuni settori della popolazione in seguito al voto” ha dichiarato Sotiris Vandoros, del King’s College di Londra e della Harvard T.H. Chan School of Public Health di Boston, primo autore dello studio.

I ricercatori hanno confrontato i dati delle prescrizioni mensili ufficiali degli antidepressivi in Inghilterra con quelli per altre classi di farmaci tra cui gli specifici per anemia da carenza di ferro, gotta, insulina, problemi alla tiroide, glicemia e grassi nel sangue e miorilassanti.

Gli schemi di prescrizione sono stati valutati in modo specifico relativamente al mese di luglio per ogni anno tra il 2011 e il 2016, con lo scopo di verificare le conseguenze immediate del risultato del referendum, e poi per ognuno di quegli anni per valutare eventuali tendenze visibili, ed è stata calcolata una dose definita giornaliera (DDD) quantificando il numero di milligrammi prescritto.

La DDD prescritta è stata quindi divisa per la popolazione di ciascuna zona di voto per stimare i livelli medi di prescrizione pro capite e questi dati sono stati combinati con i risultati del referendum per ogni area.

L’analisi ha mostrato che prima del referendum la DDD per gli antidepressivi è aumentata durante il mese di luglio di anno in anno, e questo succedeva anche per insulina, farmaci per la gotta, anemia da carenza di ferro e grassi del sangue e glucosio.
Nel mese successivo al referendum, però, la DDD per gli antidepressivi ha continuato a crescere, anche se a ritmo più lento, ma quella per gli altri farmaci è diminuita.

In definitiva, i ricercatori hanno ipotizzato che dopo il referendum il volume di antidepressivi prescritto sia aumentato del 13,4% rispetto alle altre classi di farmaci studiati. Chiaramente questi risultati non possono essere interpretati come segno che l’umore sia peggiorato in tutta l’Inghilterra, né possono escludere che l’umore sia effettivamente migliorato. Tuttavia è evidente che la notizia della “disruption” ha avuto un impatto significativo sulla popolazione.

J Epidemiol Community Health 2018. doi: 10.1136/jech-2018-210637 
https://jech.bmj.com/content/early/2018/11/07/jech-2018-210637