Se considero la “relazione”, nell’accezione di contatto con me stesso, il mio lavoro, il progetto di vita, la famiglia, il rapporto reciproco con gli altri, l’incontro con i bisogni ed i valori dell’ambiente circostante e gli altri luoghi da me frequentati, colgo le molteplici sfaccettature e punti di vista che rappresentano la realtà che si presenta all’interno di questo complesso mondo di connessioni.

Di conseguenza, comprendo anche quanto possa essere utile ritrovarsi in armonia con le diversità di “vedute”, accogliendo i valori e i vantaggi delle relazioni intercorrenti all’interno dei diversi organismi sociali di cui faccio parte (famiglia, lavoro, scuola, “squadre” o gruppi, associazioni, ecc.). Allo stesso tempo, ho modo di considerare anche le opportunità che posso cogliere nei momenti in cui tali relazioni si esprimono in modo non funzionale.

Posso pure rendermi conto che ciascuno è diverso dagli altri e chiunque si differenzia da me ogni giorno, ogni ora della giornata, ogni volta. Pertanto potrebbe essere utile riconoscere intenzionalmente ognuna di queste occasioni, per ri-conoscermi e ri-conoscere gli altri. Cioè aggiornare le informazioni, appropriandomi delle nuove esperienze e dare un senso ai limiti e le opportunità emersi dal confronto con “quella” realtà che sto vivendo.

Sono occasioni di sviluppo e aggiustamento in cui ognuno sperimenta costantemente frangenti che lo spingono a cercare soluzioni per farvi fronte; ed è proprio in questi momenti e dalla complessità di tali situazioni che si avverte il peso dell’adattamento e, quindi, la fatica e lo smarrimento che possono rischiare di trasformarsi in un problema ancora più complesso.

Se penso a quante volte si è parlato di ecologia per le piante, gli animali, le acque, la terra, non posso fare a meno di notare che ci occupiamo poco di ecologia delle relazioni tra le persone. Volendo anche considerare che stare bene all’interno dell’organizzazione di un’azienda, lavorare bene in un ambiente gradevole con un clima interpersonale favorevole, rende moltissimo.

Frutta in termini di ritorni economici materiali e soprattutto in termini di valore aggiunto (cultura, immagine, stili di vita, ecc.); giova ai collaboratori che sono più soddisfatti, ritenendosi riconosciuti e quindi maggiormente motivati; ha evidenza in termini di engagement e responsabilità sociale; produce qualità nel rapporto con il cliente e influisce direttamente sulla soddisfazione dei clienti. (2004)

PS
Ho ritrovato su alcune vecchie agende delle annotazioni che trovo ancora interessanti; brevi riflessioni, credo non banali rispetto al tempo in cui le ho scritte. Si tratta di idee e spunti che ho utilizzato per i miei interventi.
Ne ho scelto cinquantadue, risalenti agli anni 2002, 2003 e 2004, con l’intenzione di proporre un motivo di ispirazione settimanale per il corso dell’anno.
Questa è la n. 47: Quando il rapporto “stride” non sempre è colpa dell’altro (2004)

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