Si avverte ormai da tempo la necessità di ritrovarci in una dimensione più umanizzata del lavoro e delle organizzazioni, tenendo conto che le conquiste tecnologiche sono per noi irrinunciabili, per la nostra crescita e il nostro benessere; tuttavia, le donne e gli uomini fanno la differenza, soprattutto per quanto riguarda il valore immateriale di ciò che siamo abituati a chiamare “fattore umano”.

Sarebbe pertanto importante per il “capo” (genericamente inteso) essere consapevole delle proprie capacità, farle emergere e canalizzarle, saper gestire le proprie difficoltà e diventare cosciente del loro funzionamento per aumentare la propria lucidità, per cambiare il proprio modo (legittimamente soggettivo) di vedere gli altri e le proprie relazioni. Apprendere a osservare con obiettività la propria situazione per rafforzare l’efficacia delle proprie azioni e i relativi margini di manovra, potrebbe essere il modo migliore per muoversi all’interno delle dinamiche organizzative.

Ne consegue l’opportunità di incentivare una ecologia del lavoro e delle relazioni umane a tutto vantaggio delle aziende, dei loro clienti e, naturalmente, di chi vi lavora. Insomma, intendiamoci, si può vivere in salute e trarre soddisfazione da ciò che si sta facendo. Questo, va innanzitutto a vantaggio delle persone e delle loro relazioni, ma è anche una convenienza – in termini di valore aggiunto – per le aziende.

Le persone potranno avere così più interesse per la “squadra”. Quel “fare gruppo” inteso come manifestazione vivente di un organismo sociale alimentato dalla armonizzazione delle singole individualità, dalla sintonizzazione delle loro diversità e talenti. La “squadra” come “cuore” e “mente” dell’organizzazione. Perché ci vuole lo spirito giusto, altrimenti manca il “gioco”, manca la pluralità e la convergenza degli intenti. E ci vuole uno spirito diverso, perché altrimenti le partite da vincere non le vinciamo e quelle che non bisogna perdere le perdiamo.

PS
Ho ritrovato su alcune vecchie agende delle annotazioni che trovo ancora interessanti; brevi riflessioni, che credo non banali rispetto al tempo in cui le ho scritte. Si tratta di idee e spunti che ho utilizzato per i miei interventi.
Ne ho scelto cinquantadue, risalenti agli anni 2002, 2003 e 2004, con l’intenzione di proporre un motivo di ispirazione settimanale per il corso dell’anno.
Questa è la n. 45: Per una ecologia del lavoro (2004)

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