In Italia lo stress colpisce una persona su tre, le statistiche internazionali parlano di una persona su cinque; i disturbi cosiddetti psichici sono in aumento e si esprimono in uno spettro di manifestazioni che vanno dall’ansia persistente alla depressione.

Insomma, un po’ come con le nostre automobili: grandi accelerazioni, sgommature, stridii di competizione e soste forzate che, nel bel mezzo del traffico e della vita “pulsante”, ci costringono a rallentare o a fermarci. A sentire alcuni medici, basterebbe divertirsi. Oppure: visto che l’instabilità e la disorganizzazione – a partire dalle famiglie – sono ormai il nostro pane quotidiano, perché non prendere qualche pillola?

Lo stress arriva quando la ragione e il sentimento, l’elemento animico-spirituale della persona, quello che a volte definiamo anche come forza d’animo, quel “quid” che rappresenta la naturale risorsa umana, viene in qualche modo logorato, assottigliato e addirittura coartato o mortificato dalle ragioni della “techne” che si pasce di profitto, performance e punti percentuali. Dimenticando che la vera mission dell’azienda non è in primo luogo il profitto; questo dovrebbe essere un effetto secondario derivante prima di tutto dalla “soddisfazione del cliente”. Perché in questa nostra epoca, il vero scopo dell’attività produttiva di merci o servizi risulta essere quello di soddisfare il cliente. Altrimenti chi compra? Dal consenso del cliente deriva l’attuale ritorno in termini materiali e di valore aggiunto.

Pertanto, più i clienti saranno entusiasti dei nostri prodotti più essi saranno “fedeli”. È il sentimento positivo del cliente che fa la ricchezza dell’impresa, nonostante suoni ancora sgradevole ai nostri orecchi. E, probabilmente, nel momento in cui si riuscirà a fidelizzare anche la cosiddetta clientela interna (vale a dire chi lavora in azienda), i profitti saranno maggiori pure in termini di benessere e salute.

Se riusciamo a renderci conto che viviamo la maggior parte della giornata al lavoro, sarà più facile scoprire che oggi la qualità della nostra vita è rappresentata soprattutto dalla qualità della vita professionale. Senza un clima organizzativo “facilitante” per la salute delle persone, diventa veramente difficile risolvere le complicazioni che già oggi si presentano a tutto tondo e che noi definiamo stress o esaurimento nervoso.

PS
Ho ritrovato su alcune vecchie agende delle annotazioni che trovo ancora interessanti; brevi riflessioni, credo non banali rispetto al tempo in cui le ho scritte. Si tratta di idee e spunti che ho utilizzato per i miei interventi.
Ne ho scelto cinquantadue, risalenti agli anni 2002, 2003 e 2004, con l’intenzione di proporre un motivo di ispirazione settimanale per il corso dell’anno.
Questa è la n. 48: L’essenziale è invisibile agli occhi (2003)

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